Essere veri uomini o essere sè stessi? La questione maschile

Per la festa internazionale degli uomini, (nel senso di esseri umani di sesso maschile), del 19 novembre vorrei proporre una riflessione su cosa ha significato virilità nel passato e cosa potrebbe significare oggi.

 

 

 

 

 

Recita un aforisma:"una donna è una donna fino al giorno in cui muore. Un uomo è un uomo solo finché ci riesce." In questa frase è racchiusa la difficoltà di essere considerati uomini e il fardello di impegni tutt'altro che piacevoli che ciò nella storia ha comportato.  L'essere uomo rappresenta una asticella molto alta da saltare, un insieme di virtù difficili da raggiungere al punto che ogni maschio ha pudore a definirsi uomo preferendo definirsi un ragazzo anche a quarant'anni con effetti ridicoli.
Non si nasce uomini ma lo si diventa ed è una qualifica che si perde facilmente, è questo il mantra che ogni nato maschio apprende fin dalla nascita, ma in cosa consiste la virilità?

Il concetto di virilità ha subito delle variazioni durante i secoli ma alcuni punti cardine sono sempre presenti e ricalcano il ruolo maschile nella società ovvero di essere l'elemento sacrificabile a cui è demandata la sicurezza del gruppo.

Essere eroici in battaglia:
Tutta l'ducazione maschile era orientata a prepararlo al fatidico giorno in cui si sarebbe trovato nel posto meno piacevole di tutti ovvero su un campo di battaglia.
Al contrario delle donne, (l'elemento ritenuto debole e quindi da difendere),  che si occupavano della casa e davano figli alla patria agli uomini era riservato il "grande privilegio" di trovarsi almeno una volta nella loro vita nel bel mezzo di uno scontro armato (nota1).  L'idea forte di tutta l'educazione maschile non era tanto il dovere di essere lì ma la convinzione che essere lì fosse la miglior cosa che potesse capitargli al punto che chi si fosse mostrato pauroso veniva etichettato con "femminuccia" ovvero come chi sta a casa mentre "il vero uomo" combatte. 
Il senso di tutto questo è semplicissimo da comprendere, un uomo può fecondare anche più donne e quindi la perdita di molti uomini non intacca il potenziale riproduttivo di una società mentre la perdita di una donna sottrae alla società tutto il suo potenziale riproduttivo.  L'eco di questa necessità si vede in alcune frasi che ascoltiamo usualmente:  "hanno ucciso donne e bambini", dando per scontato che gli uomini possano essere uccisi tranquillamente, indica un esercito  che ha superato ogni limite etico.  Prima donne e bambini durante un naufragio ricalca lo stesso principio: per prima cosa tutelare il potenziale riproduttivo e le nuove leve.

Tutta l'epica descrive eroi alla ricerca della gloria indifferenti alla morte, ma le cose stavano realmente così?
Non proprio, a saper leggere tra le righe dei vari resoconti si scoprono interi reparti più interessati a defilarsi che a cercare la gloria, truppe scelte con il compito di uccidere chi scappava, abbondanti distribuzioni di alcolici prima della battaglia o addirittura allucinogeni, disturbo post traumatico da stress ecc. (nota 2)

In questo importante pezzo dell'educazione maschile i duelli assumevano un ruolo fondamentale.  In pochi lo sanno, ma in passato almeno un terzo dei giovani maschi moriva in maniera violenta.  L'eventualità di dover rischiare la vita in qualsiasi momento per potersi affermare nella società costringeva i ragazzi a tenersi sempre in allenamento e questo tornava utile in battaglia.  Un modo per sfuggire a questo destino era la scelta di diventare monaco ed uscire dalla competizione per trovare moglie lasciando agli altri il campo per duellare sotto lo sguardo attento delle dame. A fare la fortuna del monachesimo durante il medioevo fu proprio la possibilità di studiare e lo sfuggire alle armi.

I duelli hanno  iniziato ad essere veramente osteggiati con successo a partire dall'ottocento per due motivi, con il perfezionamento delle armi da fuoco bastavano una quindicina di giorni di addestramento per preparare in maniera sufficiente un soldato e non occorrevano anni di preparazione ma soprattutto con l'industrializzazione il soldato di carriera, specie se nobile, smette di essere l'apice della società e viene scavalcato da chi ha delle buone competenze tecniche e per produrre elementi preparati lo Stato e le famiglie investivano enormi capitali che non intendevano sprecare.  Basti pensare a Galois, uno dei più grandi geni matematici di tutti i tempi, morto a vent'anni in un duello.

E' ancora attuale questo ruolo?  Secondo me no, le armi sono diventate troppo distruttive per considerare la guerra come una opzione possibile e la linea del fronte già a partire dal secolo scorso è diventata così ampia da rendere sempre più indistinguibili i soldati dai civili.  Grazie alle macchine non occorrono più molti soldati e quindi le donne sono diventate meno necessarie e possono anche loro essere schierate in battaglia senza temere un collasso della capacità riproduttiva della società.

Salvare il compagno in pericolo.
Tradizionalmente sia nella letteratura che nell'arte la vera amicizia è solo tra uomini, quella tra donne che pure esiste è praticamente ignorata. L'importanza di questo precetto deriva direttamente dall'esperienza della caccia alle grandi prede e della guerra.  L'idealizzazione dell'amicizia maschile puntava a dare ad ognuno la garanzia di avere un pronto soccorso in caso di pericolo imminente.

Non piangere, non lasciarsi trascinare dalle emozioni.

A parte il dolore fisico a cui un uomo avrebbe dovuto mostrare indifferenza e alla paura che non ha mai goduto di giudizi positivi, va detto  che all'uomo viene preclusa la sua emotività a partire da Platone. Le opere classiche al contrario ci mostrano eroi del calibro di Achille o grandi re come Priamo piangere abbondantemente, il pianto del primo predispone alla vendetta mentre quello del secondo alla pietas.
Attualmente non c'è motivo per cui gli uomini si amputino la loro parte emozionale e anche le donne apparentemente sostengono questo cambiamento.
In realtà le donne sono ambivalenti come ho spiegato in questo articolo  (http://www.sublimia.it/relazione-uomo-donna/ambivalenza-femminle.html)  e questo spiega il perchè non ci sia un rapido sviluppo in questa direzione.

Mantenere moglie e figli

Come ho detto il tasso di fertilità di una donna è di due ordini di grandezza inferiore rispetto a quello di un uomo e quindi ogni società ha cercato di risparmiare le donne dedicandole alla riproduzione.  Tra l'altro noi non ci riflettiamo mai ma è a partire dalla metà del secolo scorso che le condizioni di lavoro hanno iniziato a migliorare, in precedenza erano molto più simili alla schiavitù.  L'inferno delle fabbriche dell'ottocento rappresentava un ambiente estremamente malsano per donne e bambini che però vi erano impiegati al posto degli uomini adulti perchè costavano di meno. Le macchine avevano effettuato una notevole rivoluzione dando a soggetti meno prestanti fisicamente  una produttività se non paragonabile a quella degli uomini adulti comunque abbastanza favorevole rapportata alla paga.  La mia amica  Rita, in una discussione, mi fece notare che fu proprio la presenza femminile a porre la questione di un lavoro inadatto alle donne gravide o in allattamento e che questo spinse e motivò le richieste di miglioramenti di cui di riflesso goderono anche gli uomini.
Ovviamente se le donne dovevano essere impegnate nello sforzo demografico diventava essenziale che qualcuno producesse reddito per la famiglia ed è per questo motivo che la società riservasse un profondo biasimo agli uomini che non mantenessero la legittima consorte e i figli nati durante il matrimonio.
Questo senso di responsabilità è stato tramandato di padre in figlio in tantissimi modi, alcuni molto evidenti e altri estremamente sottili da sospettare che addirittura abbiano inciso il dna maschile (nota3)
Attualmente le macchine hanno reso lo sforzo demografico delle donne inutile se non dannoso e quindi la loro riconversione dalla produzione massiva di figli alla produzione di beni e servizi non è più una scelta ma una necessità. A questo punto non ha più senso che un uomo debba mantenere una donna.

 

Mai rifiutare le avances sessuali di una donna (qualsiasi purchè ancora fertile)


Apparentemente il più strano tra tutti gli obblighi maschili affonda invece la sua logica sempre nello stesso spasmodico bisogno della società di avere nuovi nati per alimentare economia ed esercito.  Noi sappiamo che una donna è più “calda” proprio nel periodo dell’ovulazione e sprecare l’occasione per dare un nuovo figlio alla patria era considerato un delitto.
Se lei ti vuole, (specie se si tratta della legittima consorte),  e tu non ci vai a letto allora vuol dire che non sei “buono”. La tua virilità la dovevi/devi dimostrare non solo sul campo di battaglia ma anche a letto.  Non sfuggirà ai più quanto l’impotente sia oggetto di scherno e di biasimo al contrario, ad esempio, di un cieco pur trattandosi ugualmente di un problema di funzionamento di un organo.
La vulgata vuole gli uomini ben contenti di questo obbligo ma è proprio così?  Il 33% degli uomini ha dichiarato di aver finto l’orgasmo almeno una volta nella propria vita, (nota 4) e considerando che per un uomo non si tratta di una cosa facilissima, (persino da dichiarare), ciò lascia pensare a scenari alternativi.
Attualmente gli esperti si interrogano su un fenomeno che li ha colti di sorpresa  ovvero il calo del desiderio maschile. Non c’è certezza sulla causa del problema ma diverse ipotesi sono sul tavolo: è l’inquinamento ormonale? Sono i corpi femminili nudi troppo esibiti? È stata l’invezione di attività più interessanti del sesso? 
Dovremmo però in fondo domandarci prima di tutto: ma non è che in passato il fenomeno esistesse già ma l’obbligo a mostrarsi sempre pronti alla “bisogna” pena il proprio ruolo sociale o la propria autostima lo rendesse  semplicemente nascosto?
Anche se per chi è sposato si tratta di un obbligo sottoscritto all’atto della firma del contratto nuziale io ritengo sia più bello e sano pensare al sesso come un dono che si fa alla partner, a maggior ragione se non se ne ha voglia piuttosto che un obbligo o peggio un veder dipendere la propria autostima da ciò. 
Non c’è più bisogno di figli da dare alla patria e quindi  un uomo non dovrebbe più sentirsi obbligato ad adempiere ad obblighi che non sente e senza che questo possa essere motivo di biasimo o pettegolezzo.


La questione maschile


L'innovazione tecnologica come abbiamo visto ha reso obsoleti molti dei cardini su cui si imperniavano i ruoli di uomini e donne, a questo punto la domanda diventa:  cosa significa essere veri uomini nel 2000?  Ad essere onesto io mi domanderei: perchè essere un vero uomo? Non sarebbe meglio essere sè stessi?
In fondo l'invito ad essere un vero uomo non è altro che una forma di ricatto per imporre a qualcuno di fare qualcosa che in condizioni normali non  farebbe mai, un modo per condizionare psicologicamente attraverso la vergogna e il senso di colpa.

In ogni caso il dibattito nato sul ruolo degli uomini nella società del 2000 viene definito questione maschile e pur essendo una questione di notevole importanza non viene affrontata con il dovuto impegno e nonostante gli sforzi del noto psicologo Risè resta confinata in gruppi , sia pur molto attivi, come  uomini beta e maschi selvatici.
Una questione di vitale importanza che purtroppo vede gli uomini grandi assenti arrivando al paradosso che ad affrontare temi molto politicamente scorretti, come la violenza delle donne sugli uomini, siano delle donne. Una giovane criminologa ha rotto il silenzio con il suo libro (nota 5) , Una donna PM, (Carmen Pugliese), ha rotto il telo che copriva l’uso delle false accuse contro gli ex mariti nelle cause di separazione.
Certo, i gruppi guerrasessisti  puntano a fare in modo che la questione venga negata  ma a rendere ancora più difficile far uscire il tema dai piccoli gruppi sia pur molto attivi sono due fenomeni opposti ma ugualmente problematici. Da un lato i gruppi tradizionalisti puntano a legare la questione maschile ad una specie di nostalgia per il passato, cosa del tutto fuori luogo visto che la tecnologia ha cambiato tutti i nostri punti di riferimento.
Tra l'altro io sarei il primo ad essere contrario a ipotesi simili, in una società tradizionale io avrei dovuto lavorare per mantenere tre persone mentre oggi mantengo me stesso e per metà nostro figlio e posso dedicarmi anche a cose che mi interessano e non solo a lavorare.

L'altro problema è l'improvviso afflusso continuo di uomini che hanno militato o comunque sono stati simpatizzanti dei partiti che venivano inquadrati nella sinistra. Avevano creduto nella parità tra uomini e donne ma dopo aver scoperto la deriva guerrasessista dei gruppi a cui avevano dato la loro fiducia affrontano la questione maschile senza la necessaria serenità e in termini rancorosi verso chi ritengono averli presi in giro.  Si tratta di persone che possono dare un grande contributo al dibattito ma devono necessariamente perdonare chi li ha sfruttati per scopi che non apprezzavano e dedicarsi con animo sgombro  e aperto alla tematica.

Ettore Panella

 

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(nota 1)  Gli spartani in questo rappresentano un esempio emblematico. Non solo veniva inculcata l'idea che morire in battaglia fosse la miglior sorte che potesse capitare ad uno spartano ma il vanto di ogni oplita spartano era: In seicento anni le donne spartane non hanno mai visto il fuoco del nemico)

(nota2) Secondo una ricerca condotta da Thomas Heeboll-Holm rileggendo in maniera critica gli scritti e le testimonianze  medioevali: i cavalieri e i soldati di quel periodo storico soffrivano del disturbo post traumatico da stress .

(nota 3)  o attraverso le leggi dell'evoluzione secondo cui i più apprezzati (dalle famiglie che avevano potere di veto) si riproducessero di più trasmettendo i propri geni o attraverso l'epigenetica è lecito domandarsi se questo obbligo non sia diventato anche istintivo oltre che culturale.

(nota 4) focus 251

(nota 5)  di Glenda Mancini: L’uomo vittima di una donna carnefice
http://www.booksprintedizioni.it/libro/Saggistica/ebook-criminologia-e-sociologia-l-uomo-vittima-di-una-donna-carnefice

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