Effetto cuscinetto: quali rischi in amore?
effetto cuscinetto in psicologia. effetto panchina

L’effetto cuscinetto, generalmente positivo, ha un “lato oscuro” che, nel caso di rapporti d’amore  consolidati, può portare al tradimento o alla rottura. Vediamo in che modo.

Con effetto cuscinetto si intende la convinzione di essere circondati da persone che ci supportano e di cui possiamo fidarci. In caso di stress l’idea di poter sicuramente contare su qualcuno che ci stima ci offre un “cuscino” capace di attutire la portata negativa dei problemi fornendoci quella autostima spesso necessaria per prendere i problemi di petto o per rialzarci.

Se l’effetto cuscinetto è generalmente positivo le cose cambiano nel caso di problemi matrimoniali o di coppia dove sostanzialmente l’autostima ce la fornisce uno spasimante messo in panchina, (non a caso si usa anche il termine effetto panchina).
In pratica una crisi di coppia o semplicemente la convinzione che il rapporto non sia più solido come un tempo spinge uno dei due partner a stringere una amicizia particolare con una persona desiderosa di avere uno scambio romantico o sessuale ma che viene messo in panchina in attesa di capire se potrà diventare titolare o meno.
Sapere di poter tranquillamente sostituire il partner attuale qualora la relazione principale dovesse finire ci fornisce una forte autostima che contrasta sia la naturale ansia del “troverò mai un nuovo amore se finisce la mia relazione?” sia la tipica perdita di autostima che si verifica quando una storia entra in crisi.

L’effetto cuscinetto visto in una ottica evoluzionista.

Se il bisogno di recuperare la propria autostima ricopre un ruolo essenziale quando si verifica questo effetto non dobbiamo dimenticare che, secondo la logica evoluzionista, esiste per l’essere umano il bisogno forte di vivere in una relazione stabile. Per una donna nel passato perdere la protezione del compagno poteva significare stenti o addirittura la morte per lei o i suoi figli e anche per un uomo perdere la compagna  costituiva un brutto colpo.  Il bisogno inconscio di non ritrovarsi soli può costituire un’ottima motivazione per cercare una riserva in grado di subentrare qualora il rapporto principale si dissolva.

In cosa differisce dalla friendzone?

La friendzone è quella situazione in cui due amici hanno aspirazioni diverse ovvero uno vorrebbe passare ad un rapporto amoroso mentre l’altro vorrebbe mantenere il rapporto al livello amicizia.
La friendzone ben difficilmente si tramuterà in amore mentre nel caso dello/a spasimante in panchina l’altra/o effettuerà, consapevolmente o meno, un pericoloso doppio gioco fatto di velate promesse e smentite, di sottili incoraggiamenti e di prese di distanza, di si detti con il linguaggio del corpo e di no detti a voce.  In parole povere l’altra/o  non chiarirà mai di voler mantenere solo l’amicizia ma cercherà di impegnarsi in degli equilibrismi per tenere lo/a spasimante sempre disponibile e pronto a subentrare.

 

Perché è problematico l’effetto cuscinetto in amore?

A parte la questione etica del coinvolgere una terza persona dandole delle illusioni che potrebbero essere disattese, il problema vero è che non sempre il “pachinaro” accetta passivamente il suo ruolo e può:
a)  rendersi troppo visibile magari con telefonate inopportune.
In questo caso la crisi della relazione principale viene aggravata dai  sospetti di tradimento e le probabilità di una rottura non voluta veramente salgono di parecchio;
b) porre degli aut aut.
In questo caso diventa impossibile continuare con atteggiamenti ambigui e bisogna scegliere o di rompere con “l’amico/a” o con la relazione principale oppure di crearsi una relazione clandestina;

c)  allontanarsi .
In questo caso si perde improvvisamente la fonte della propria autostima da cui si è diventati dipendenti e si corre seriamente il rischio di ricontattare l’aspirante partner accettando le sue condizioni o perlomeno dandogli un po’ di sesso giusto per mantenerlo interessato.

In pratica nei casi b) e c) si rischia seriamente o di passare ad una relazione clandestina di difficile gestione e che renderebbe ancora più grave la crisi in atto nella relazione principale.  Oppure di rendere il panchinaro titolare. Il problema non da poco è che il nuovo “amico” all’inizio, quando ancora non ci si conosce bene, sembra ottimale ma poi non è raro scoprire di aver buttato all’aria un rapporto valido per nulla.

La strategia giusta per affrontare una crisi di coppia consiste invece nell’affrontare i problemi concentrandosi sulla relazione ed evitando di guardare al di fuori.  Facile a dirsi ma purtroppo non a farsi perché normalmente interviene un meccanismo psicologico chiamato autoinganno e ci si convince di non fare nulla di male, di coltivare una semplice amicizia anche se quei caffè presi insieme cominciano a diventare tanti oppure ci impegniamo in lunghe chiacchierate on line che a rileggerle con una certa obiettività non appaiono così innocenti.  In pratica non ci si rende conto (o non ci si vuole rendere conto)  dei tanti sottili segnali di disponibilità che (forse)  inconsapevolmente vengono mandati.

 

Ettore Panella

 

Il dipinto in copertina è: Chez le Père Lathuille – Edouard Manet

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