You are currently viewing Articolo quinto e l’estetica della legge
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Può una legge essere giudicata per la sua estetica? Vediamo

Vorrei oggi analizzare l’articolo quinto. Ovviamente non voglio affrontare tutti gli aspetti di questo articolo vista l’ampiezza di un tema oggetto di studio fin dai tempi del filosofo e uomo di stato Seneca, (purtroppo i suoi scritti sul tema sono andati perduti e abbiamo riferimenti di seconda mano al suo pensiero) e che ha visto un aspro dibattito fin dall’antichità, purtroppo la strana e improvvisa morte di alcuni dei massimi esperti sul tema ha fermato per secoli il dibattito che poi è ripreso in tempi recenti.
L’aspetto di questo articolo che è stato colpevolmente , secondo me, trascurato e che io voglio affrontare è l’estetica della legge.
Il chiarissimo prof. Catalano nel suo mirabile saggio fa riferimento ai greci che ritenevano bello e buono legati indissolubilmente per sostenere che una legge brutta è frutto di un legislatore incapace. Comprensibilità, precisione, poche parole ben selezionate sono alcuni dei criteri che il prof. Catalano indica come essenziali per poter valutare la bellezza di una legge.
Sempre nel suo saggio ha sostenuto che se esistesse un concorso di bellezza per le leggi allora l’articolo quinto sarebbe miss universo.
Di ben altro avviso è il prof. De Curtis, esimio giurista che nel suo saggio critico rispetto al lavoro del prof. Catalano sostiene che mettere l’accento sull’estetica delle leggi finirà per togliere loro autorevolezza. Ancora peggio è considerare criteri importanti la chiarezza e la comprensibilità della legge perchè così si permetterà a qualsiasi bifolco di giudicare le leggi invece di ubbidire ciecamente.
“Il cittadino non deve capire, perchè la legge è questione riservata ai giuristi e sono solo questi a dover stabilire cosa sia giusto o meno.”

A questa obiezione ha risposto il prof. Bramieri sostenendo che comprendere una legge è un prerequisito essenziale affinchè sia rispettata. Una posizione , quella del prof. Bramieri, molto controversa e da sempre criticata aspramente che cito in questa sede solo per completezza dell’informazione.
Non meno grave , per il prof. De Curtis , è lo sdoganamento del body shaming verso le leggi. Una legge che si sentisse inadeguata vivrebbe, secondo il prof. De Curtis, una crisi che ne minerebbe il rispetto da parte dei bifolchi che dovrebbero invece ubbidire senza tante storie.

Per chi volesse approfondire segnalo:
“La legge m’attizza” di M. Catalano
“Dove andremo a finire” di A. De Curtis
“Leggi e barzellette” di G. Bramieri

Ma ora bando alle ciance, osserviamo l’articolo quinto apprezzando la sua estetica formale, la sua linea essenziale, l’assenza di ogni parola di troppo e di bizantinismi.

ARTICOLO QUINTO
Chi ha i soldi in mano ha vinto.

Ettore Panella
P.S.
Chiedo scusa a chi credeva fossi una persona seria, ma ogni tanto viene fuori il mister Hyde irriverente che è in me 😀

PS2
Questo articolo è una presa in giro però l’idea che una legge brutta è il frutto di un legislatore incapace  non la ritengo sbagliata.

Nota

L’immagine in evidenza è il dipinto
“La morte di Socrate” di Jacques-Louis David

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