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E’ un quesito che ogni tanto torna alla ribalta  ed è interessante affrontarlo in una ottica evoluzionista.

Alcuni giorni fa, facebook mi ha proposto una intervista a Renato Minutolo, (un comico di cui apprezzo i due personaggi di Alessandro il barbero e guida alle litigate di coppia) e durante l’intervista, alla fatidica domanda “perchè ci sono così poche donne comico?” in evidente difficoltà nel trovare una risposta, ha detto più o meno:
Si cercano molto le donne comico al punto che hanno una corsia preferenziale (NDR sia per motivi di politicamente corretto sia perché oggettivamente  danno una maggiore varietà agli spettacoli) nelle scritturazioni però nell’ambiente c’è un po’ di maschilismo, (il maschilismo è come il nero, va bene su tutto). Probabilmente anche lui si è reso conto dell’evidente contraddizione tra le due affermazioni ma è stato ben contento di svincolarsi.

Il quesito è in realtà interessante per un evoluzionista e quindi proverò a trattarlo utilizzando la psicologia evoluzionista .

In situazioni come queste la risposta più probabile è: competizione sessuale.

Se l’ipotesi è corretta allora la comicità impatta nella competizione sessuale tra maschi ma non in quella tra femmine.

Partiamo da alcuni dati di fatto, innanzitutto la nostra è una specie complessa dove la ricerca del partner si basa su una media di più criteri diversi che io raggruppo in tre macrocategorie ,(i criteri istintivi, i criteri sociali e quelli individuali  vedi articolo) e tra i diversi criteri che usano le femmine di homo sapiens, ( ma anche le femmine di altri primati), per selezionare i maschi c’è lo status sociale, (ad esempio il leader della comitiva è in genere quello più fortunato con le donne).
Nella nostra società l’intelligenza è molto considerata e la capacità di far ridere, (specie usando l’ironia o le battute sottili), è un indice indiretto per valutare l’intelligenza di una persona ,(per correttezza devo chiarire che non tutti sono convinti dell’esistenza del legame tra intelligenza ed ironia), oltre al fatto che se tutti passano volentieri del tempo ad ascoltarti il tuo status sociale comunque è più alto rispetto a quello di chi sta in un angolo senza riuscire a mettersi in mostra e sicuramente una persona capace di fare battute ha una buona capacità sociale.
In pratica se ad un ragazzo interessa la tal ragazza ma è in competizione con  altri deve trovare un modo per mettersi in evidenza e se la bellezza non è proprio il suo forte può provare con l’ironia e talvolta la cosa funziona.

Secondo il prof. Jeffrey Hall gli uomini utilizzano l’ironia per capire se la donna potrebbe essere interessata e addirittura ritiene che far ridere la donna faccia proprio parte del rituale di corteggiamento. (nota 1)

Noto proverbio: “Tira più un pelo di fica che un carro di buoi”

Partendo quindi dal presupposto ,(tutto da dimostrare), che uomini e donne portati per la comicità siano in numero simile allora a fare la differenza è il vantaggio che si riceve nel coltivare questa dote.
Per capirci con un esempio, poiché in Brasile tutti giocano a calcio allora è probabile che dalla massa escano molti campioni mentre nei più popolosi  USA, poiché il calcio è poco diffuso, non nascono grandi campioni o comunque sono pochissimi perchè in pochi giocano a calcio.
Allo stesso modo se gli uomini ricavano un vantaggio sessuale dall’avere capacità comiche tenderanno, anche inconsciamente, a cercare di imitare i comici più consumati, a imparare e ricordare battute ecc. e dalla massa dei tanti praticanti assidui un buon numero di professionisti esce più facilmente.

Alle donne la comicità non dà vantaggi nella competizione sessuale?

In pratica una donna che ride alle battute di un uomo sarebbe paragonabile ad un uomo che fa i complimenti ad una donna per il vestito.  In effetti le donne pongono molta attenzione agli abiti e al trucco perché la loro competizione sessuale si basa molto su questi elementi in quanto permettono di lanciare o esaltare i messaggi seduttivi dei tre tipi (sono femmina – sono fertile – sono sessualmente disponibile) che l’uomo percepisce spesso inconsapevolmente e valuta.

Volendo imitare Alessandro il Barbero ci domandiamo:
Ci sono differenze tra maschi e femmine rispetto all’approccio al sesso?
Si ci sono!

In un noto esperimento in un campus americano una bella ragazza e un bel ragazzo dovevano abbordare studenti dell’altro sesso e iniziare a chiacchierare per poi proporre un rapporto sessuale. Il 75% dei ragazzi ha accettato ma nessuna ragazza.

Questo esperimento ci mostra come in realtà le femmine di homo sapiens siano maggiormente selettive rispetto ai maschi nei confronti dei rapporti occasionali

In un altro esperimento condotto dalla psicologa Terri Fisher è stato chiesto a ragazzi e ragazze tra i 18 e i 25 anni quanti partner avessero avuto. I partecipanti erano stati divisi in tre gruppi, il primo rispondeva ad un questionario anonimo, il secondo ad un questionario non anonimo e il terzo gruppo rispondeva sotto il controllo di una finta macchina della verità. Mentre nei primi due gruppi le donne risultavano meno promiscue degli uomini, nel terzo gruppo risultavano addirittura leggermente più promiscue degli uomini.

Quest’altro esperimento ci dice che le femmine hanno rapporti occasionali quanto i maschi se non di più, (anche se  lo confessano solo se collegate alla macchina della verità).

In pratica per i maschi già trovare una femmina disponibile è un problema, figuriamoci poi accaparrarsi le più fertili (il sesso nasce per la riproduzione e noi istintivamente seguiamo questo dettato considerando più belli gli elementi della nostra specie più fertili).  Al contrario per una femmina il problema non è trovare un maschio (a meno che non si tratti della figlia di Fantozzi) ma riuscire ad avere quello più ambito o quello desiderato.

La maggiore selettività femminile nei rapporti occasionali, (nei rapporti di lungo periodo i due sessi sono entrambi selettivi), ha anche un senso visto che in passato una femmina poteva restare incinta ad ogni rapporto per cui selezionare bene il partner era essenziale. Oggi gli anticoncezionali hanno eliminato questo problema ma i comportamenti istintivi evolutisi nei millenni non si  cambiano in poco tempo.

Per vincere la concorrenza delle altre femmine nella conquista di un maschio un bel seno è notevolmente più utile della capacità di fare battute quindi perchè darsi da fare nell’affinare l’arte comica? Più produttivo dedicarsi ad affinare tecniche seduttive con vestiti e trucco. Sempre la ricerca del prof. Hall (nota1) conferma che le donne non ricevono alcun vantaggio nella fase di seduzione dalla capacità di far ridere.
Messa in questo modo dovremmo avere maschi molto portati alla battuta e femmine che non fanno battute. In realtà nella  relazione di lungo periodo la capacità di fare battute per una donna, pur non essendo determinante per la conquista dell’uomo,  aiuta ad avere un buon rapporto di coppia (nota1)  anche perchè un rapporto di coppia giocoso crea  complicità.
Anche se far ridere non aiuta la donna nella competizione sessuale comunque le permette di avere qualche carta in più da giocarsi nelle relazioni sociali visto che in fondo a tutti piace ridere.  Pur non essendo questa una motivazione forte capace di dare quella determinazione necessaria per migliorarsi continuamente comunque permette alle donne di non abbandonare completamente questa dote qualora la avessero.

Perchè quindi le donne comico sono poche ma comunque esistono? Una donna particolarmente dotata di suo può decidere di dedicarsi alla comicità in maniera professionale e per questo sviluppare a prescindere la sua dote dedicandole energie e tempo inoltre le grandi opportunità che si aprono ad una donna che voglia lavorare nel settore comico possono dare una motivazione sufficiente affinchè una attrice provi a riciclarsi.

Donne e uomini ridono di cose diverse?

Anche questo quesito è stato espresso nella intervista ed è anche questo interessante.  In linea di principio, se come ci dice la psicologia evoluzionista, donne e uomini sono diversi è ragionevole pensare che ridano per cose diverse.
Per poter affrontare la questione si dovrebbe però fare una ricerca seria che ci dica per cosa ride un uomo e per cosa ride una donna. Mi sembra strano che non si sia fatta però io non ne conosco nessuna e quindi non posso affrontare al momento questo tema.
Faccio solo una considerazione finale

Perchè ridiamo?

Il riso è in fondo un segnale di cessato pericolo  (nota 3) che fa rilassare e per questo ha un effetto così importante sul nostro benessere.  Se io scivolo su una buccia di banana e resto a terra con la testa rotta e sanguinante nessuno ride, se invece mi rialzo goffamente, arrossisco, abbozzo una giustificazione tutti ridono.
Un uomo vestito da donna fa ridere perchè il cervello va in confusione “mi sembra un uomo ma perchè è vestito da donna?” ad un certo punto il cervello decide che non vale la pena di cercare di capire e quindi si disimpegna con una risata.
Una tecnica tipica della comicità è portare il cervello degli spettatori verso una conclusione per poi scompaginare tutto con una conclusione inattesa. Anche in questo caso il cervello finito in confusione si disimpegna con la risata.
Perchè si ride molto di più in compagnia (e quindi i film comici è meglio vederli al cinema o con altri) ? Perchè il segnale di cessato pericolo deve diffondersi, ridendo ognuno comunica agli altri che il pericolo è finito o  che non vale la pena di scervellarsi ad interpretare una situazione. In pratica ci si comporta come quelle antiche torri di guardia dove chi vedeva il segnale a sua volta lo ritrasmetteva.

Da quanto detto, se realmente uomini e donne ridono per cose diverse, allora avranno anche una diversa considerazione dei pericoli o di come le cose dovrebbero essere o andare.

Ettore Panella

 

nota 1

Sexual Selection and Humor in Courtship: A Case for Warmth and Extroversion
Jeffrey A. Hall

https://journals.sagepub.com/doi/full/10.1177/1474704915598918

nota 2

Come immagine di copertina ho scelto C. Nuzzo-M. Di Biase, una divertente coppia di comici che ha fatto dell’ironia sulla coppia la loro professione.

nota 3
Vilayanur S. Ramachandran
“l’uomo che credeva di essere morto e altri casi clinici sul mistero della natura umana”

nota 4
L’intervista citata nell’articolo

 

 

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