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Uomini e donne preferiscono fare lavori diversi? In questi giorni il quesito è tornato alla ribalta anche se la psicologia evoluzionistica ha da tempo chiarito la questione.

Improvvisamente il tema delle preferenze lavorative è tornato alla ribalta dopo l’intervento del sen. Pillon. Vediamo allora quanto c’è di vero.

Innanzitutto diciamo che è vero: in media uomini e donne sono attratti da lavori diversi, tendenzialmente gli uomini preferiscono lavorare con le cose e le donne con le persone.
Media significa che, preso un numero abbastanza grande di persone per metà donne e metà uomini, tutti liberi di scegliere il lavoro che preferiscono, osserveremo che la maggioranza delle donne si orienterà verso professioni quali la medicina, l’insegnamento ecc. mentre la maggioranza degli uomini verso ruoli tecnici, l’ingegneria ecc.
Questo significa che nessuna donna può fare l’ingegnere?
No!
Significa che, se libere di scegliere, poche donne decideranno di iscriversi a ingegneria.

La condizione è innata o è determinata dalla cultura?

Gli studi di genere battono molto sull’origine culturale di queste preferenze. Se avessero ragione io mi aspetterei che in una società tradizionale, tipo quella indiana, ci siano, in percentuale, meno donne iscritte a ingegneria, (o materie similari), rispetto alla Norvegia dove invece mi aspetterei che vi sia un numero di donne, in percentuale, molto alto di iscritte a ingegneria.
In realtà succede proprio l’inverso e questo fenomeno prende il nome di:

Paradosso norvegese.




Nonostante politiche molto aggressive, condotte in Norvegia, per far iscrivere quante più donne possibile a facoltà tecniche queste continuano a preferire di gran lunga le facoltà umanistiche e i lavori che implicano la relazione con le persone.
In India il numero di donne che sceglie ruoli tecnici è percentualmente  più alto rispetto alla Norvegia.
Perché avviene questo?
Susan Pinker, una psicologa evoluzionista, ha spiegato molto bene il fenomeno nel suo libro, il paradosso dei sessi.
A fare la differenza è la prospettiva della disoccupazione. Se vivi in un paese povero faresti qualsiasi cosa pur di poter avere un reddito e per questo molte indiane decidono di studiare ingegneria, (o materie tecniche), proprio perché così è molto più facile trovare un lavoro. Le norvegesi, al contrario, hanno praticamente la certezza di trovare un lavoro e quindi possono permettersi il lusso di scegliere ciò che a loro piace di più.
Io sono proprio il testimone vivente di quanto questa spiegazione sia vera. Da meridionale sapevo di essere destinato alla disoccupazione e/o emigrazione e poiché la prospettiva non mi entusiasmava ho scelto di iscrivermi ad informatica. Mi sono laureato ed ero pure bravino a programmare però come lavoro non mi entusiasmava.  Tempo dopo ho scoperto la psicologia evoluzionistica, (o meglio ho scoperto che esistesse questo ramo della psicologia. Sono sempre stato convinto che l’evoluzione avesse plasmato anche il cervello dell’homo sapiens), e facendo il test di Simon Baron Cohen ho scoperto di appartenere alla categoria degli equilibrati. Il mio cervello è più o meno parimenti portato sia all’empatia che alla sistematizzazione e le professioni meglio adatte a me erano: imprenditore, dirigente, psicologo …
Neanche a farlo apposta dopo la laurea ho fatto l’imprenditore, il dirigente e una delle mie passioni è la psicologia evoluzionistica.  Ero perfettamente in grado di fare solo l’informatico, ma non mi avrebbe reso felice.  In tutti questi anni sono arrivato alla conclusione che anche la felicità sia una cosa importante e quindi sono contento di come siano andate le cose.
Il video, (di cui consiglio la visione), spiega molto bene questo paradosso.

Perchè uomini e donne hanno preferenze lavorative diverse?

Da un punto di vista puramente logico, la cosa non dovrebbe sorprenderci. Se è vero, come è vero, che la natura ha messo nella testa delle femmine di mammifero tutti gli istinti relativi alla maternità e alla cura perché non avrebbe dovuto fare lo stesso nel caso delle femmine di homo sapiens?
Vero è che i “cuccioli” di homo sapiens hanno bisogno di cure per molti anni e raggiungono la piena maturità fisica intorno ai 15 anni. Una madre può morire nel frattempo e per questo il padre deve essere capace di sostituirla. La previdenza della natura ha per questo fatto in modo che i ruoli di madre e padre siano complementari, ma in caso di necessità uno dei due genitori può cercare, sia pure in maniera imperfetta, di sostituire l’altro.
Per questo parliamo di preferenza e non di capacità.
Va anche detto che le tante maternità e i bambini piccoli da gestire hanno spinto le donne a vivere al sicuro nei villaggi e quindi dedicarsi alla cura degli altri componenti del gruppo e alla gestione delle risorse alimentari mentre gli uomini hanno dovuto dedicarsi a ruoli più rischiosi e ad attività in luoghi lontani dal villaggio. I tanti millenni trascorsi in questo modo hanno selezionato individui con propensioni e interessi diversi.
Una femmina molto materna avrebbe avuto una maggiore probabilità di vedere i propri figli sopravvivere e trasmettere quindi i suoi stessi geni ed un maschio molto bravo nella caccia avrebbe avuto maggiori probabilità di trovare una femmina con cui accoppiarsi e quindi fare più figli oltre a garantire ai piccoli più cibo.

Messa in questi termini dovremmo avere una diversificazione molto spinta e questo non succede, nel senso che un numero basso, ma non inesistente di donne sceglie comunque ruoli tecnici anche se può scegliere in libertà e un numero basso, ma non inesistente, di uomini sceglie i lavori basati sulla relazione.
Inoltre abbiamo registrato una tendenza, ma se questa è innata in che modo si sviluppa?

Il ruolo del testosterone

Ormai sappiamo che la sessualizzazione del corpo e del cervello avviene in momenti diversi durante la gravidanza. Sempre più indizi ci dicono che la sostanza “magica” atta a diversificare per sesso il feto è il testosterone. La quantità di testosterone prenatale determina se il feto svilupperà interessi tipici del maschile o del femminile.
Simon Baron Cohen ha compiuto un interessante esperimento, ha misurato il testosterone prenatale e messo questo in relazione con gli interessi che i bambini sviluppavano man mano che crescevano. In pratica si poteva predire gli interessi che avrebbe sviluppato il bambino semplicemente misurando il testosterone presente nel grembo materno.

Generalmente i maschi producono una quantità di testosterone doppia rispetto alle femmine, ma in alcuni casi può succedere che anche una femmina sia sottoposta ad una quantità di testosterone pre natale vicina a quella di un maschio e svilupperà interessi più simili a quelli maschili.
E’ per questo motivo che le diverse preferenze sono vere in media e non in assoluto.
Perché capita talvolta che il feto venga sottoposto a quantità di testosterone tipiche dell’altro sesso? Non è completamente chiaro.
La cosa può provenire dall’esterno sia con gli interferenti endocrini, una forma subdola di inquinamento generato anche da ormoni antagonisti del testosterone, sia a causa di patologie. In passato i medici prescrivevano alle donne incinte cure a base di ormoni e queste generavano feti con interessi tipici del sesso opposto, ma oggi questo problema non esiste più perché i medici hanno compreso il problema e non curano più le donne incinte con gli ormoni.
I livelli ormonali incoerenti con il sesso del feto potrebbero anche provenire dall’interno, può anche essere che quel feto abbia scritto nel suo dna che debba sviluppare quegli interessi e gli organi deputati alla produzione di ormoni si adeguino. In assoluto non possiamo escluderlo, almeno allo stato attuale delle conoscenze.

Libertà o uguaglianza?

È possibile fare in modo che ogni lavoro sia scelto in percentuali simili da maschi e femmine?
In realtà una società è riuscita ad avvicinarsi a questo obiettivo anche se non lo ha centrato.
Si tratta dell’Unione Sovietica.
Certo, il sospetto che i capi locali del partito comunista indirizzassero pesantemente i ragazzi è molto forte.
Stiamo parlando di un paese dove la programmazione di tutti gli aspetti della società, specie quelli economici,  era molto importante.
In fondo il problema è la scelta, se uno può scegliere fa quello che vuole, quindi un paese che elimini la scelta otterrebbe il risultato voluto. Secondo me, un regime autoritario può farcela.
Susan Pinker ha scritto:

Maggiori sono la stabilità economica e le protezioni legali offerte alle donne e minore è la probabilità che scelgano il percorso maschile standard. (Susan Pinker: il paradosso dei sessi)

In pratica solo un intervento deciso e fortemente autoritario può garantire una pari scelta dei due sessi, da questo punto di vista la libertà di scelta sarebbe solo un grande ostacolo alla realizzazione di questo obiettivo.
Abbassare le tasse universitarie alle donne non serve.  Tra l’altro sarei profondamente meravigliato se una donna scegliesse la facoltà che determinerà il suo futuro in base al prezzo.  La felicità non può valere poche centinaia di euro.   Con questi sistemi non si farebbe altro che dare uno sconto a chi comunque sceglierebbe quella facoltà e questa è oggettivamente una misura sessista.

Il paradosso italiano

Da spettatore delle vicende italiane non posso non osservare un paradosso tutto italiano.
Il sen. Pillon ha sostenuto la preferenza femminile per i lavori di relazione, ma ha fatto una proposta di legge per riconoscere l’importanza del ruolo paterno e un pari impegno dei due coniugi nella cura dei figli in caso di separazione.
I suoi detrattori lo hanno fortemente criticato per la sua affermazione, (in realtà non è sua, ma degli psicologi evoluzionisti), ma hanno fortemente contrastato la sua proposta di legge sostenendo proprio la maggiore propensione femminile per i ruoli di cura.

Permettetemi di ridere per questi fantastici giri di walzer tipicamente italiani.

Vedi anche:

Donne e lavoro :  https://www.sublimia.it/relazione-uomo-donna/donne-lavoro.html

 

Ettore Panella

note:

L’immagine di copertina è il cambiavalute di Quentin Metsys

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